Con un ernia del disco si può praticare crossfit?

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Il Crossfit è una disciplina che ha acquisito una notevole popolarità, dapprima in America ed in seguito in Europa, divenendo una pratica d’obbligo in tutti i centri fitness degni di questo nome.


Il principio alla base di questo sport è quello di sottoporre il corpo a degli sforzi che sono modulati a seconda delle caratteristiche dell’individuo, e che mimano i movimenti che si eseguono nella vita quotidiana, (ad esempio lo squat richiama il movimento di sedersi ed alzarsi da una sedia), al fine di predisporre il fisico ad un’esecuzione idonea di tutte le attività nella vita quotidiana.

Crossfit ed ernia discale: sì o no?

Il Crossfit è sicuramente adatto per la maggior parte degli individui:

  • atleti,
  • giovani alle prime armi,
  • soggetti più avanti con l’età.

Quello che però ci si chiede è se questa disciplina sia compatibile con pazienti affetti dall’ernia discale.

A primo acchito la risposta sembrerebbe negativa, soprattutto se si valuta la reale difficoltà e fatica che si associa ai circuiti proposti nel Crossfit.

Indipendentemente dal grado di preparazione dell’individuo, gli esercizi da eseguire sono indiscutibilmente faticosi, ed è inevitabile che sia così, perché è su questo che si basa il Crossfit.

Il Crossfit si basa infatti su un’enfasi della fatica che porti ad un incremento della resistenza e della velocità, e ad una diminuzione dei tempi di recupero.

Però questi parametri sembrano scontrarsi con la situazione che si presenta in un’ernia del disco: un collasso di un disco intervertebrale che finisce per “premere” sui nervi spinali causando dolore.

Non a caso nelle fasi in cui questa condizione causa forte dolore, le cosiddette fasi acute, è prescritto il riposo assoluto, ed avventurarsi in esercizi tipici del crossfit potrebbe divenire anche pericoloso, perché si andrebbero ad esacerbare gli stati infiammatori sussistenti, e si sommerebbero delle ulteriori lesioni muscolari a quelle preesistenti.

Come cambia la situazione quando ci si trova in fasi “croniche”.

In molti soggetti, in seguito al processo di ernia, l’organismo si adatta alla condizione mutata, e, grazie ad un processo di disidratazione del disco collassato, viene meno la pressione esercitata sul nervo, così da avere anche un’attenuazione del dolore.

È inutile dire che in questi soggetti, rispetto a quelli sani, un sovraccarico di attività potrebbe innescare comunque delle situazioni patologiche, tuttavia un crossfit controllato potrebbe risultare persino benefico se eseguito con un istruttore attento e preparato.

In questi soggetti il dolore successivo ad uno sforzo, anche minimo, è sinonimo di un’alterazione patologica del rachide, che deve essere ricondizionato, tentando di risolvere il problema alla radice, e non mascherandolo unicamente attraverso l’assunzione di analgesici.

Una soluzione potrebbe, sicuramente, essere quella di un potenziamento delle fasce muscolari che consentono di scaricare la schiena, e di ridistribuire in maniera più opportuna il peso corporeo.

Il crossfit ha come ultimo scopo proprio quello di conferire un’armonia individuale, che viene raggiunta mediante esercizi mirati e personalizzati.

Per questa ragione, rivolgendosi ad un istruttore specializzato, è possibile comprendere quali esercizi permettono di raggiungere una condizione di equilibrio, eseguendoli sotto la sua stretta supervisione.

La Testimonianza di un’Istruttrice di Cross Fit

La Storia di Katia Ferro

Katia Ferro istruttrice di cross fit e paziente del Dott. Sbacchi ci racconta la sua storia:

Cinque mesi di dolore lombo-sacrale senza ricevere una diagnosi. Nessun infortunio, nessun trauma, nessun incidente.

Dalla radiografia e dalla risonanza non risultava niente, anzi mi sono ritrovata a ricevere complimenti per la schiena e la buona muscolatura, ma nel frattempo io soffrivo e non potevo allenarmi più.

Con l’ozonoterapia e un paio di infiltrazioni ho risolto il problema e adesso sono tornata a fare CrossFit come prima.

Grazie

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